marzo, 2009

febbraio, 2009

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Panoramica delle mie proposte

3.31.2009 | 1 Commento

Ecco una panoramica delle mie proposte. Per approfondire, puoi cliccare sulle singole voci o visitare la pagina “Le Proposte”.

  • Occupazione - Il 10% del bilancio, oltre quanto già previsto dai vari dipartimenti, deve essere annualmente impegnato per favorire l’occupazione. Sarà compito di un’apposita struttura che, d’intesa con Assindustria, Media e Piccola Impresa e Organizzazioni sindacali istituirà un vero e proprio sportello di controllo e recupero di occasioni lavorative. L’attività di questo organismo dovrà essere mensilmente valutata dal Consiglio su relazione dello stesso Sindaco o di un suo incaricato… Leggi tutto
  • Sicurezza - Affidare il controllo della sosta in tutta la città al personale dell’Amtab; si potrà così impegnare l’intero corpo della Polizia municipale nella tutela del cittadino. Sistemare “gabbiotti” che possano essere attivati anche quando non presidiati. Ampliare con criteri strategici il sistema delle telecamere. La sicurezza è molto più importante della privacy che comunque non viene violata perché le telecamere sono normalmente tarate per essere azzerate dopo 48-72 ore di registrazione… Leggi tutto
  • Scuola - L’Amministrazione comunale deve sopperire a quanto non viene assicurato dal Governo; in una famiglia sana l’istruzione dei figli è al primo posto, all’ultimo nella graduatoria degli eventuali tagli. Uno zampillo d’acqua in meno, un bel lampione in meno per una mensa in più, per gli strumenti didattici a tutti. Solo riconoscendosi in questi valori si ha titolo per governare una comunità. L’evasione scolastica è da fronteggiare, ma con intelligenza, fuori da previsioni punitive… Leggi tutto
  • Servizi sociali - E’ sufficiente smettere di gestire questo settore con i criteri ipocriti della beneficenza, solo così gli si potrà dare nuovo slancio e renderlo davvero riparatore delle persistenti disparità sociali. Le risorse da destinare ai vari programmi devono essere quelle rispondenti alle necessità e non quelle residue dopo che tutti hanno “arraffato”. Bandire finalmente gli interventi a pioggia che non risolvono alcun problema, pur azzerando le potenzialità di quanto si dispone… Leggi tutto
  • Casa del dopo - Chi provvede ai disabili, che versano in condizioni di non autosufficienza, dopo la scomparsa dei loro genitori e se ad altri congiunti non è possibile assisterli? Ecco la Casa del dopo, un’istituzione ovvia, potremmo dire, in civiltà avanzate. Da noi è ancora per molti un qualcosa di sconosciuto. Primo passo da compiere una Fondazione costituita dal Comune con il contributo degli istituti di credito e delle famiglie interessate. Il resto vien da sé, basterà lavorare con serietà… Leggi tutto
  • Urbanistica - Primo comandamento: realizzare ciò che serve alla comunità e non agli imprenditori; solo così non si avrebbero le tante inchieste che caratterizzano l’attività del settore urbanistico. La vicenda dell’accorpamento degli uffici giudiziari è la facile chiave di lettura di una logica francamente incomprensibile. L’ipotesi cittadella è contrastata con ogni mezzo, nonostante le tante sentenze favorevoli: perché si ignorano i vantaggi che si avrebbero in un momento di grave crisi occupazionale?.. Leggi tutto
  • Traffico - Ottimo risultato dai “Park & Ride”, ma non bastano per risolvere i nodi essenziali del traffico. Non servono tanto i parcheggi interrati al centro, quanto strutture da realizzare come in un anello intorno al centro murattiano, sì da ridurre quasi a zero le auto che dalle periferie portano al centro. Col project financing si possono fare miracoli e, stante la crisi di danaro pubblico, il ricorso al privato con convenzioni chiare e periodicamente verificabili, è la risposta ottimale… Leggi tutto
  • Porto turistico - Poche righe per richiamare l’attenzione su questa irrinunciabile necessità, foriera di sviluppo economico ed occupazionale in una realtà che ha avuto in dono dalla Natura una costa lunga e piatta, condizioni che altrove hanno dato forte impulso alle attività connesse e qui da noi ignorate quasi fossimo un paese di montagna dove, peraltro, basta una collinetta per installare impianti da turismo invernale. Sembra quasi che non ci si sia ancora accorti che Bari è sul mare… Leggi tutto
  • Periferie - Far vivere le periferie di vita propria, coinvolgendole tramite le Circoscrizioni sin dal primo giorno della nuova consiliatura. Non temerne le ambizioni autonomistiche poiché non muteranno nulla nei rapporti con l’Area metropolitana. Ambizioni – negarlo è da ipocriti – da scontare per le tante emarginazioni inflitte a realtà ricche di storia e di opportunità economiche. Questa è democrazia, la vera autentica democrazia partecipata… Leggi tutto
  • La nostra Storia - Sembriamo una realtà senza passato per come sono stati ignorati avvenimenti che altrove hanno fatto la Storia. Il 9 settembre del ’43 si visse una delle prime giornate della Resistenza che stava dando vita alla nuova Italia, democratica e repubblicana, protagonista il generale Nicola Bellomo. Quanti lo sanno, quanti ne vogliono onorare il ricordo? Su questo fronte bisogna realizzare il massimo sforzo perché ai più giovani sia consentito appropriarsi della Memoria… Leggi tutto
  • Cultura - Non un contenitore deve rimanere chiuso. La vicenda del Petruzzelli ci ha insegnato come il privato non può convivere con l’interesse pubblico. Alla Cultura risorse adeguate. Stiamo invece assistendo alla moria di cinema e teatri. Che fare? Produrre, creare dando forma e sostanza alla nostra storia fatta sin da tempi lontani di accoglienza e integrazione di altre civiltà, con la complicità di un mare aperto e generoso. Perché no delle “Giornate delle etnie” che coinvolgano l’intera città? … Leggi tutto
  • Tradizioni popolari - Le nostre tradizioni, pur non avendo nulla da invidiare ed esprimendo gli stessi genuini umori di ogni altra area, vedono affidata la propria sopravvivenza all’impegno dei volenterosi. Un patrimonio che viene suicidato. Urgente costituire un’Accademia che rafforzi ricerche e recuperi un’identità ricca, davvero ricca se ha saputo resistere all’inedia di una cultura spocchiosa e deliberatamente disattenta alle proprie radici, quasi a volerle cercare altrove. Questo è provincialismo… Leggi tutto
  • Governo - Non è difficile: collegialità nella gestione e dialogo costante con la comunità. Il Municipio la Casa di tutti, per una verifica concreta di un impegno come servizio. Il primo gesto deve venire da donne e uomini che dovranno affidare la loro delega non all’ amico, ma alla persona per bene: il proprio danaro di contribuente, il proprio futuro non può essere messo nelle mani di chiunque, anche se amico, ma di persone possibilmente capaci, ma sicuramente oneste… Leggi tutto

Quando si dice la fortuna!

3.30.2009 | 2 Commenti

Togliatti e De Gasperi sono stati leader indiscussi dei loro partiti e così in epoca successiva Berlinguer e Moro, ma non risulta che siano mai stati scritti e cantati inni esplicitamente dedicati ai personaggi appena indicati. Si cantavano piuttosto i valori che riconducevano ai singoli schieramenti, vuoi che fosse la “bandiera rossa” o “bianco fiore simbolo d’amore”; anche nei momenti delle maggiori fortune, nessuno si è mai avventurato in canti del tipo “per fortuna che c’è Togliatti” o se preferite “per fortuna che c’è De Gasperi”. Leggi tutto…


Occupazione

3.30.2009 | 0 Commenti

10% del bilancio destinato a favorire occupazione con struttura che d’intesa con Assindustria, Media e piccola impresa, Organizzazioni sindacali istituisca un vero e proprio sportello di controllo e recupero di occasioni lavorative. L’attività di questa struttura dovrà essere mensilmente valutata dal Consiglio.


L’Amministrazione comunale al suo insediamento deve destinare parte del bilancio – non meno del 10% - in favore dell’occupazione, impegnandosi sia nel sostegno ad aziende in crisi, che nel finanziamento ad iniziative gestite da disoccupati o da giovani in cerca di prima occupazione.
Un progetto da arricchire anno per anno anche con il contributo degli istituti di credito che, a seguito di convenzione, potranno destinare parte degli utili. La gestione potrà essere affidata ad un settore specifico, preferibilmente ad un assessorato che si potrà avvalere della collaborazione dei sindacati e di tutte le organizzazioni impegnate nel problema. Evitare contributi a pioggia nell’egoistica aspettativa di consensi più estesi, ma che non offriranno alcun sollievo al problema occupazionale, destinato così a farsi sempre più acuto.
L’attività ed i graduali esiti di questo particolare Ufficio dovranno essere sottoposti a periodiche valutazioni del Consiglio perché nessun errore possa inficiare un progetto che per molti sarà ragione di vita, di sopravvivenza.


Panoramica veloce delle mie proposte


Sicurezza

3.30.2009 | 0 Commenti

Affidare il controllo della sosta in tutta la città al personale dell’Amtab; impegnare l’intero corpo della Polizia municipale nella tutela del cittadino. Sistemate “gabbiotti” che possano essere attivati anche quando non presidiati. Ampliare con criteri strategici il sistema delle telecamere che nel registrare comportamenti illeciti fungono anche da deterrente. La sicurezza è nmolto più importante della privacy che comunque non viene violata perché le telecamere sono normalmente tarate per essere azzerate dopo 48-72 ore di registrazione.


Preso atto del fallimento del ricorso all’esercito e alle ronde (entrambe idee berlusconiane, facili e inutili come sempre), il problema della sicurezza va finalmente affrontato con serietà e liberi da pregiudizi ideologici. Per le leggi che regolano il settore, avendo valenza nazionale non è possibile fare nulla; si può al massimo innescare un movimento che chieda correzioni con gli strumenti disponibili: pressione della pubblica opinione nelle forme che la democrazia consente, iniziative referendarie.
Sul piano cittadino si può fare molto di più. Se per le multe spesso si fa ricorso al personale dell’Amtab per essere molte aree di pertinenza dell’azienda, sarebbe utile trasferire l’intero ambito del controllo della sosta e disporre così dell’intero corpo di polizia municipale per il controllo del territorio; quindi non gabellieri, ma collaboratori e tutori del cittadino come in tante altre città del mondo.
Ancora. Sistemare dovunque sia necessario i gabbiotti in grado di essere attivati anche quando uomini della polizia municipale sono assenti; necessario attrezzare le aree cosiddette calde di telecamere che oltre a fungere da deterrente, sono in grado di fornire elementi utili per l’individuazione di responsabili in caso di atti criminosi. La tutela della privacy mettiamola saggiamente da parte se si tratta di accrescere la sicurezza e garantire la punibilità.


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Scuola

3.30.2009 | 0 Commenti

Il Comune deve sopperire a quanto non viene assicurato dal Governo; in una famiglia sana l’istruzione dei figli è al primo posto, all’ultimo nella graduatoria degli eventuali tagli- Uno zampillo d’acqua in meno, un bel lampione in meno per una mensa in più, per gli strumenti didattici a tutti. Solo riconoscendosi in questi valori si ha titolo per governare una comunità.


La scuola deve poter rafforzare il proprio ruolo di formazione dei cittadini di domani, secondo una formula un po’ stantia, ma che rende quel che deve rendere; e questo può avvenire se tale fondamentale istituzione svolge fino in fondo il proprio dovere, offrendo tutto quanto il cittadino legittimamente si aspetta, e se l’ente locale destina le giuste risorse per sopperire a quanto non dovesse venire dal potere centrale, cosa sempre più probabile sino a quando a Palazzo Chigi governerà la cultura del mercato delle vacche per cui sono i costi a determinare le scelte e non il contrario. In una famiglia normale si risparmia su tutto, ma non sull’istruzione dei figli, cioè sul loro futuro. Per Berlusconi e i suoi complici i tagli hanno senso anche se indiscriminati, per cui spariscono gli insegnanti di sostegno e già basta questa sciagura per comprendere in quali mani è il futuro del nostro Paese.
L’istruzione è un dovere preciso che prevale su tutti e con la sanità costituisce il fondamento di una consociazione che voglia dirsi civile e pensosa dei destini dell’umanità, di quella umanità che ha conferito piena delega sulla tutela del proprio futuro. Non esiste consenso che possa valere quanto il trascurare un analfabeta o un infermo. Uno zampillo d’acqua in meno, un bel lampione in meno per una mensa in più, per gli strumenti didattici a tutti.
Solo riconoscendosi in questi valori si ha titolo per governare una comunità.


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Servizi sociali

3.30.2009 | 0 Commenti

E’ sufficiente smettere di gestire questo settore con i criteri della beneficenza per dargli nuovo slancio e renderlo davvero riparatore delle croniche ingiustizie sociali. Le risorse da destinare devono essere quelle rispondenti alle necessità e non quelle residue dopo che tutti hanno “arraffato”.


E’ il settore che più ha patito, come in molte altre realtà, il vecchio pregiudizio secondo cui assistere è fare della beneficenza; due gli effetti nefasti: le risorse stanziate quelle sono e quelle devono rimanere, e quindi si dà quel che si può. Non c’è dinamismo nella gestione. Si mette in bilancio non quel che serve, ma sostanzialmente ciò che si può racimolare dopo che tutti gli altri hanno arraffato. Gli interventi non rientrano in un programma di razionalità, ma soprattutto si dà sostanzialmente solo a quanti chiedono, costretti a servirsi di tramiti devianti, perpetuando, come si diceva, la logica della beneficenza. Un dato culturale che va assolutamente sconfitto perché non sia sempre il regime delle clientele a condizionare l’uso di danaro e mezzi.


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Casa del dopo

3.30.2009 | 0 Commenti

Chi provvede ai disabili, che versano in condizioni di non autosufficienza, dopo la scomparsa dei loro genitori e se ad altri congiunti non è possibile assisterli? Ecco la Casa del dopo, un’istituzione ovvia, potremmo dire, in civiltà avanzate. Da noi è ancora per molti sconosciuta sul piano intellettuale. Primo passo una Fondazione costituita dal Comune con il contributo degli istituti di credito e delle famiglie interessate. Il resto vien da sé.


Sono anni che si preme perché nell’impegno contro ogni forma di disabilità, fisica o psichica, Bari possa finalmente collocarsi fra le città più avanzate sul piano civile istituendo una vera “Casa del dopo” ovvero la struttura che dovrà assicurare assistenza a quanti sono rimasti soli. Se i genitori non ci sono più ed i congiunti non sono in grado di provvedere, il “dopo” non può che impegnare l’intera società.
Forse il livello di sensibilità su questi delicati problemi va crescendo se dobbiamo ritenere un passo avanti i tanti scivoli che l’Amministrazione ha fatto realizzare in questi anni nella lotta alle barriere architettoniche. Ma la scelta di fondo – come è stato detto per i servizi sociali il cui settore si intreccia inevitabilmente col tema ora in esame – è cancellare il criterio per cui gli interventi vanno valutati se tollerabile la loro incidenza sul bilancio. Questo non è più possibile. Portare verso la normalità la vita di quanti patiscono disabilità deve avere lo stesso peso e quindi fruire degli stessi interventi di ogni altro problema legato al miglioramento della qualità della vita. Avere la stessa valenza della necessità di assicurare case agli sfrattati, garantire strutture mediche adeguate, scuole materne efficienti, e così via. Una svolta che riqualificherebbe per sempre il livello di civiltà del capoluogo, della sua gente, dei suoi amministratori.


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Urbanistica

3.30.2009 | 0 Commenti

Primo comandamento: realizzare ciò che serve alla comunità e non agli imprenditori; solo così non si avrebbero le tante inchieste che caratterizzano l’attività del settore urbanistico. La vicenda dell’accorpamento degli uffici giudiziari è la più ovvia chiave di lettura di una logica francamente incomprensibile. L’ipotesi cittadella è tutt’oggi contrastata con ogni mezzo e nonostante le tante sentenze favorevoli: una condotta a favore della città o di altro? Nella risposta ciò che può aiutare Bari anche sul piano occupazionale in un momento di gravissima crisi.


E’ il settore più delicato per i tanti appetiti che provoca nell’ambito imprenditoriale: una variante può in un solo istante accrescere di centomila volte e più il valore di un terreno che non valeva nulla. Scelte che naturalmente non maturano da sole. Per intendere che cosa è l’urbanistica, basti riflettere su un dato: la cosiddetta cittadella della giustizia (contro la quale l’Amministrazione comunale si è battuta e si sta battendo con una protervia che francamente lascia perplessi per via delle tante sentenze a suo sfavore che non smuovono di un millimetro il “no” della Giunta), si vede sbarrare il passo dalla necessità di una variante che il progetto richiede.
Un rispetto della legalità che dovrebbe rassicurare, ma se contiamo le decine di varianti già concesse e da concedere a progetti che non rappresentano certo grande utilità se non ai proprietari proponenti, per non parlare degli accordi di programma dove per miracolo diviene possibile anche l’impossibile, ecco che è doveroso non solo prendere le distanze, ma anche battersi perché tutto questo finisca. A darci ragione sono le tante inchieste che proprio su vicende urbanistiche occupano notevoli spazi negli scaffali della procura della Repubblica.
Per tornare alla cittadella, è davvero delittuoso tenere fermo un progetto che in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando darebbe lavoro per non meno di tre anni a circa tremila famiglie, per non dire dell’indotto che in quell’arco di tempo si svilupperà; né va dimenticato che l’operazione non costerà nulla perché l’impresa che si è aggiudicata la ricerca di mercato realizzerà il tutto col sistema del project financing, provvederà da sé a procurare i finanziamenti rifacendosi poi con il canone che percepirà dal Comune e che sarà – come già calcolato e verificato – largamente inferiore a quanto a tutt’oggi l’Amministrazione paga per i locali destinati alla funzione giudiziaria e sparsi per tutta la città. Insomma l’operazione appare vantaggiosa e farà anche risparmiare danaro.
Stando così le cose a prova di smentita, è lecito chiedersi il perché di tanta ostinazione nell’opporsi sino alla Cassazione e al Consiglio di Stato (con l’umiliazione della nomina di un commissario ad acta che ha giuridicamente spodestato il Sindaco). Tutto ciò a conferma della delicatezza del settore e della necessità di interventi che agevolino nuovi metodi.


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Traffico

3.30.2009 | 1 Commento

Ottimo risultato dai “Park & Ride”, ma non bastano per risolvere i nodi essenziali del traffico. Non servono tanto i parcheggi interrati al centro, quanto strutture da realizzare come in un anello intorno al centro murattiano, sì da ridurre quasi a zero le auto che dalle periferie devono portare al centro. Col project financing si possono fare miracoli e, stante la crisi di danaro pubblico, il ricorso al privato con convenzioni chiare e periodicamente verificabili, è la risposta ottimale.


Il traffico di Bari,nonostante alcuni interventi positivi, sembra destinato a rimanere un problema lontano da una soluzione che potrebbe definirsi soddisfacente per tutti e per tutte le circoscrizioni. Basti soffermarsi, in alcune ore della giornata ormai sempre più ravvicinate fra loro, in via Amendola per rendersi conto della paralisi che affligge quell’area sempre più affogata di palazzi e uffici che richiamano ogni giorno migliaia di vetture con effetti pesantissimi anche sull’inquinamento.
Eppure basterebbe un semplice provvedimento, più volte suggerito, per ridurre notevolmente il problema se non risolverlo addirittura: via Amendola è parallela alla via Caldarola, peraltro molto più larga. Perché non provare a destinare l’una al traffico di ingresso in città e l’altra a quello di uscita? In ognuna si raddoppierebbero le superfici percorribili dimezzando i tempi di percorrenza.
Ma il vero problema sono i parcheggi ovvero la possibilità di sistemare al chiuso le auto senza intasare le strade. Non vorremmo che il problema non lo si risolvesse oltre l’allestimento di alcuni “Park & Ride”, per poi poter disporre fin troppo facilmente dei divieti di sosta che è oggettivamente impossibile rispettare e fruire così di una tassa tranquilla con i vigili non più prestigiosa polizia municipale, ma occhiuti gabellieri con il compito di saccheggiare le tasche dei cittadini e rimpinguare così le casse comunali svuotate da difficoltà oggettive ma anche da errori gestionali. Un grosso nodo destinato ad aggravarsi, nè ci si può affidare alla crisi mondiale che ha provocato una drastica riduzione nella vendita di auto, anche perché non dovesse più vendersi una sola auto, la situazione permarrebbe grave già così come è.
E allora non i parcheggi al centro della città, ma ai suoi confini con le periferie se si vuole davvero decongestionare il centro affidato al salasso dei grattini. I garage interrati andrebbero realizzati componendo una sorta di anello intorno all’area centrale, sì da essere utili alle periferie innanzi tutto, ma anche ad evitare che quotidianamente migliaia di auto si rechino nel borgo murattiano. Se poi ci si deciderà finalmente a portare fuori Bari gli uffici giudiziari, si eviterà che altre migliaia di auto provenienti da fuori (magistrati non residenti a Bari, funzionari e personale giudiziario, avvocati, parti processuali, testimoni, periti, imputati a piede libero ecc.) diano il loro pesante contributo a congestionare traffico e inquinare l’aria.
Naturalmente la realizzazione di parcheggi interrati non è cosa di qualche momento, ma se un piano, e secondo questi principi, non lo si fa mai partire, anche fra dieci saremo nella stessa situazione. Non si ha insomma il coraggio di varare un piano pluriennale che vada oltre la propria consiliatura; diciamo che si vuole che impegni di una qualunque natura giungano a fine in tempi utili per verificare il rispetto.


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Porto turistico

3.30.2009 | 0 Commenti

Non più di due righe per richiamare l’attenzione su questa irrinunciabile necessità foriera di sviluppo economico ed occupazionale in una realtà che ha avuto in dono dalla Natura una costa lunga e piatta, condizioni che altrove hanno dato forte impulso alle attività connesse e qui da noi ignorate quasi fossimo un paese di montagna.


La mancanza di un porto turistico in una città come Bari con la sua lunga e pianeggiante costa, la dice lunga su come in questi ultimi sessant’anni la nostra classe dirigente ha inteso il governo della città, il suo sviluppo economico, la possibilità di nuove opportunità occupazionali. Non gliene fregava più di tanto o dovremmo dire che erano la crema dell’inettitudine. La situazione geografica è così favorevole ad un impianto turistico, che c’era quasi da realizzare un porto prima di ogni altro insediamento, case comprese, e invece…
L’amministrazione che verrà fuori dalle urne del 6 e 7 giugno non potrà non includere fra le priorità di natura economica la messa in opera di un porto turistico. Per l’Italia dei Valori è un impegno preciso che mi sento di sostenere fin d’ora perché non si perda questa occasione, unica per la sua indiscutibile forza.


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Periferie

3.30.2009 | 1 Commento

Far vivere le periferie di vita propria coinvolgendole tramite le Circoscrizioni sin dal primo giorno della nuova consiliatura. Non temerne le ambizioni autonomistiche poiché non muteranno nulla nei rapporti con l’Area metropolitana. Ambizioni da scontare per le tante emarginazioni inflitte a realtà ricche di storia e di opportunità economiche. Questa è democrazia, la vera autentica democrazia partecipata.


E’ nelle periferie che si misura la capacità di governo di un’amministrazione. Fa comodo ritenere che gli strati sociali prevalenti nelle periferie siano di cultura medio-bassa, così le loro condizioni economiche il che consentirebbe, all’approssimarsi della scadenza elettorale, di mettere in moto un meccanismo di facile recupero affidato a prebende e ad interventi che non vanno oltre il manto stradale e qualche modesta ristrutturazione. E il gioco è fatto. Non c’è nulla di più sbagliato e volgare per chi ritiene di governare così le coscienze ed il futuro di tanti giovani. Sbagliato e volgare, ma anche profondamente diseducativo, quindi delittuoso verso le nuove generazioni che rischiano così di vivere in maniera distorta la loro formazione di cittadini.
Ecco, poi, come fra i più avveduti si rafforza un progetto autonomista, unica arma di difesa visto che il sistema democratico delle elezioni è facilmente manovrabile da parte di chi non ha scrupoli e dispone di notevoli risorse. Quei progetti non possono essere condannati e contrastati richiamando regole di democrazia che peraltro non hanno funzionato o meglio, non le si è fatte funzionare per dolosa scelta.
Per recuperare un minimo di credibilità – e comunque non va negato che la giunta Emiliano in questo ambito ha fatto molto più e meglio di ogni precedente amministrazione – si dovrà dal primo giorno convocare le circoscrizioni, tutte intere, perché illustrino il loro progetto di sviluppo e destinarvi ogni possibile risorsa. Il coinvolgimento deve essere concreto e visibile per ciascuna materia. La cultura in senso stretto dovrà essere fatta viaggiare per la città perché a tutti sia consentito fruire di messaggi e stimoli che aiutino a divenire cittadini consapevoli e non sudditi comprabili con pochi spiccioli e vane promesse.
Solo cominciando così, i processi di autonomia, sempre legittimi, potranno confrontarsi con altre ipotesi perché si verifichino in concreto i vantaggi dell’una o dell’altra soluzione. Questa è democrazia, la vera autentica democrazia partecipata.


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La nostra Storia

3.30.2009 | 0 Commenti

Sembriamo una realtà senza passato per come sono stati ignorati avvenimenti che altrove hanno fatto la Storia. Il 9 settembre del ’43 si visse una delle prime giornate della Resistenza che stava dando vita alla nuova Italia, democratica e repubblicana, protagonista il generale Nicola Bellomo. Quanti lo sanno, quanti ne vogliono onorare il ricordo? Su questo fronte bisogna realizzare il massimo sforzo perché alle nuove generazioni sia consentito appropriarsi della Memoria e motivare così scelte, futuro, esistenza.


Sarebbe interessante effettuare un sondaggio per rilevare quanti sanno, soprattutto fra i giovani, cosa è accaduto a Bari il 9 settembre del 1943. A pochi di loro abbiamo riferito che la nostra città subì un tentativo di invasione da parte delle truppe tedesche che dal Salento stavano risalendo l’Italia essendo venuta meno l’alleanza dopo la caduta del fascismo e la firma dell’armistizio intervenuta 24 ore prima a Cassibile, in Sicilia. I soldati della Wermacht occuparono i centri strategici con il compito di distruggere: primo bersaglio il porto. Ma un generale, Nicola Bellomo, fedele al proprio ruolo, organizzò quello che può essere a ragione definito uno dei primi episodi della Resistenza che avrebbe portato l’Italia alla democrazia repubblicana.
L’iniziativa ebbe successo. Se ne sa molto poco. Il nostro provincialismo ci ha portati a conoscere molto più degli altri che non della nostra Storia. Inutilmente si è proposta una sorta di percorso museale che ricostruisca quelle vicende, recuperando anche momenti drammatici come i bombardamenti subiti dalla nostra città. Ed è proprio dal trascurare questa vicende che comincia la condanna all’oblio di un passato che è a base del nostro presente e guida per la tutela dei valori che possono garantirci un futuro rispettoso dei diritti come dei doveri, e soprattutto dei fondamenti che hanno segnato la svolta democratica dopo il tempo dell’autoritarismo sabaudo e della dittatura fascista. Far conoscere, crea nuova consapevolezza e rende più solida e convinta la dirittura da seguire, soprattutto ai giovani che non possono essere lasciati allo sbando dell’ignoranza delle proprie radici e dei valori che le hanno caratterizzate.
Quando ero capo redattore della sede Rai di Bari, con il collega Costantino Foschini abbiamo ricostruito la tragedia di Cefalonia – una vera e propria Shoah che martirizzò 10mila soldati italiani – recandoci sul posto, e le principali date così come vennero vissute a Bari, nella Puglia intera: 25 luglio ‘43 (caduta del regime fascista), 8 settembre ’43 (armistizio), 25 aprile ’45 (Liberazione), 2 giugno 1946 (avvento della Repubblica); le videocassette vennero distribuite agli allievi delle scuole medie superiori. Questo il contributo che intesi dare al recupero della Memoria fra i nostri giovani. Perché non continuare? E’ grave errore non farlo.


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Cultura

3.30.2009 | 0 Commenti

L’insieme dei problemi sin qui richiamati, se ben gestiti costituiscono il dato sulturale fondamentale della nostra città. Per la cultura in senso stretto investire il massimo perché una nuova consapevolezza rischiari e rafforzi il presente di tanti giovani e ne prepari il futuro, anche sul piano occupazionale. Non un contenitore deve rimanere chiuso in attesa di chissà quali miracoli. La vicenda del Petruzzelli ci ha insegnato come privato non sa, non può convivere con l’interesse pubblico. Alla Cultura risorse adeguate ai risultati che si vogliono raggiungere perché i recuperi quel circuito che proprio il Petruzzelli seppe garantirci. Stiamo invece assistendo alla moria di cinema e teatri. Si può rimanere inerti, indifferenti? Primo impulso potrebbe venire dall’istituzione di “Giornata delle etnie” che recuperi la nostra Storia fatta sin da tempi lontani di accoglienza e integrazione di altre civiltà, con la complicità di un mare aperto e generoso.


Se funziona tutto quanto abbiamo finora ipotizzato, funziona anche il livello culturale che ha nelle iniziative spettacolari solo un momento della propria essenza che invece si esprime al meglio creando soddisfacenti condizioni di vita con servizi efficienti, risposte immediate alle aspettative, attenzione alle fasce più deboli. Questa è la cultura di un popolo, di una collettività; un concetto assente nella nostra storia più recente, si spiega così che in momenti di difficoltà i primi tagli colpiscano servizi sociali e cultura in senso stretto. Si dovrà invece far crescere la conoscenza, diffonderla, rendere tutti ed in particolare le nuove generazioni più consapevoli del proprio ruolo, del proprio presente, del proprio possibile futuro. Vaccinarli con le giuste iniziative contro il virus della disinformazione, della cultura furbastra, dei disvalori per cui felicità e successo sono affidati – come ci “insegna” il teleschermo pubblico e privato – al calcio, alla musica, alla danza, ai quiz; momenti imprescindibili per una società complessa e pluriarticolata, ma che non possono divenire le uniche o prevalenti finalità da perseguire.
E allora il Comune, novello carro di Tespi, dovrà seminare dappertutto, principalmente nelle periferie, i giusti valori non stancandosi mai di portare avanti questo impegno in ogni istante dei suoi cinque anni di governo, sì da farlo divenire stile di vita, modo di essere dal quale non sarà possibile tornare indietro perché intimamente connaturato all’essenza stessa di un ruolo politico ed amministrativo.
Prioritaria l’individuazione di alcuni contenitori da attrezzare perché vengano affidati a gruppi impegnati nella produzione teatrale, cinematografica, musicale; dei veri e propri centri professionali e di produzione creando dei collegamenti con scuole, teatri e cinema, insomma un intreccio che diventi rete e ricomprenda le varie attività creative.
Cultura è anche integrazione perché è ogni altra cultura a dialogare, dando e ricevendo semi di “piante” diverse e con storie millenarie. Bari – ed è la nostra storia a dircelo – si è identificata nei secoli con il suo mare e con tutto ciò che esso offriva, dal nutrimento al commercio, dalla conoscenza all’accettazione di altre civiltà che le leggi del tempo, parliamo ad esempio di Andrea da Bari, prevedevano e tutelavano sì che chiunque potesse sentirsi cittadino di questa realtà, fruendo di pari trattamento.
In questi ultimi decenni la situazione si è come consolidata, con risultati tutto sommato soddisfacenti per quanto attiene i rapporti della quotidianità, ma i dati culturali non sembrano offrire eguale consistenza. Noi proponiamo che, in coincidenza con le feste patronali, atto di omaggio ad una fede che ha in San Nicola il nume dei forestieri, si organizzi ogni anno la “Giornata delle etnie” che vedano affluire nella nostra città rappresentanze dell’intero mondo per approfondire le reciproche conoscenze, scambiare esperienze e caratteri culturali che per ameno 24 ore facciano di Bari l’ombelico del pianeta. Iniziativa che non potrà non agevolare nel nostro essere il valore integrazione, segnale importante soprattutto per gli adulti di domani.
Pur ripromettendomi stringatezza, a questo capitolo ho voluto dedicare più righe perché è la chiave di volta di un modo diverso di governare, programmare e gestire. Ed è su questo fronte che si marca la differenza un tempo affidata alle ideologie ed oggi, più concretamente, alle scelte, alle priorità.


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