Accorpamento uffici giudiziari
12.3.2009 | Impegno politico
Interventi in merito all’accorpamento uffici giudiziari (2008-2009)
La vita dell’Amministrazione comunale – forse per il dna del suo massimo responsabile – sembra indissolubilmente legata alle vicende giudiziarie, la cui gestione richiede comprovata esperienza e tanta, tanta saggezza.
In pochi giorni si sono abbattuti su di essa due provvedimenti che, per il loro clamore, hanno meritato titoli e commenti a tutta pagina: il Consiglio di Stato per l’annosa vicenda degli Uffici giudiziari e la Corte Costituzionale per l’altrettanto annosa questione del Teatro Petruzzelli. Per quest’ultima va detto che le principali responsabilità, se ve ne sono, appartengono per intero al Governo Prodi che decise di sanzionare la confisca, definita ora incostituzionale. A livello comunale il dibattito si caratterizzò più sul piano politico che su quello tecnico. Perplessità giuridiche emersero tuttavia.
Le due vicende – Uffici giudiziari e Petruzzelli – se raffrontate fra loro, suscitano altre considerazioni che possiamo tradurre in interrogativi. Alla Corte Costituzionale si opporrà un giudizio di “revocazione” come per la questione palazzo di giustizia? E’ lecito attendersi che ci si opporrà con la stessa opervicacia, salvo a registrare costanti e costosi insuccessi, nonostante l’inserimento di consulenti la cui indubbia bravura non è stato ancora dimostrato essere superiore a quella del nostro Ufficio legale; superiori sono certamente le notule.
A questo proposito è doveroso far conoscere ai nostri elettori quanto si è finora speso e quanto si spenderà ancora per la profluvie di ricorsi che forse diverrebbero, almeno per numero, più ragionevoli se si decidesse finalmente di confrontarsi con il Consiglio, rifuggendo da una solitudine che rischia di esasperare stati d’animo che appaiono propensi più al gusto di una rivincita personale che al bene della collettività.
Conoscere l’entità del danaro speso e da spendere ci consentirà di dare una risposta a quanti ci contestano la pochezza degli interventi a favore delle fasce più deboli; pochezza ulteriormente impoverita dal parallelo arricchimento di incomprensibili “grandi eventi”.
Su questa linea l’Italia dei Valori non può assicurare una condivisione, sempre possibile se un recupero di correttezza eviterà di far sciupare così il danaro del contribuente.
07.04.2008
Anche Bari, come altre città, soffre il problema di contenitori vuoti, opere avviate e poi bloccate per le ragioni più varie. Il Teatro Petruzzelli è lì da 16 anni, il Teatro Margherita da più tempo e così via, pure se per questi due manufatti, maggiormente seguiti dalla pubblica opinione, pare avviarsi la fase conclusiva. La stessa Punta Perotti, il cui abbattimento il Centrosinistra ha unanimemente perseguito, ha dovuto attendere un paio di anni, dall’insediamento della nuova maggioranza, perché la dinamite entrasse finalmente in azione. Si vuol dire con questo che, pur se impreviste e imprevedibili, le difficoltà in grado di provocare lunghi ritardi sono sempre in agguato, nonostante le buone intese raggiunte sul piano politico.
Tanto premesso, appare ovvio che per il complesso nodo dell’edilizia giudiziaria si debba essere ben accorti nel privilegiare scelte che, allo stato delle cose, non presentino problemi tali da far temere che nel corso dei lavori sorgano ostacoli la cui soluzione imporrebbe un allungamento dei tempi; per non dire dell’incidenza sui costi che potrebbe annullare ogni previsione.
La soluzione “arcipelago”, che sembra aver incontrato i favori necessari perché prevalga nel confronto con altre ipotesi, ha sicuramente molti punti a suo vantaggio. Se ci si deve dunque avviare per questa strada, è doveroso per i centri di responsabilità – prime fra tutte la Commissione urbanistica – condurre i necessari accertamenti che possano tacitare legittimi timori.
La normativa sui servizi per la residenza, all’art.3 del Decreto ministeriale 1444 del 1968, fissa in metri quadri 18 la “dotazione minima, inderogabile di spazi pubblici” per ciascun cittadino; quell’ampiezza va così suddivisa:
a) mq. 4,5 per l’istruzione (asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo);
b) mq. 2 per attrezzature di interesse comune (religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative e pubblici servizi);
c) mq. 9 parchi e attività ludiche e sportive;
d) mq. 2,5 per parcheggi
Quei 18 metri quadri per abitante sono stati portati a 20 dal PRG di Bari che ha lasciato immutate le quote a), b) e d) per attribuire totalmente al settore c) ovvero “parchi e attività ludiche e sportive” quei 2 punti in più.
Per evitare che la scelta “arcipelago” possa impantanarsi a lavori avviati e dopo aver reso irrealizzabili altre ipotesi, con un danno enorme allo sviluppo della città, sarebbe indispensabile conoscere pregiudizialmente qual è per ciascuno degli abitanti del quartiere Libertà la dotazione di “servizi per la residenza”. Nulla quaestio se i dati rispettassero quanto prescritto, ma in caso contrario si dovrà valutare se è giuridicamente possibile operare varianti su ciò che rimane delle aree destinate a “servizi per la residenza” per l’edificazione di tribunali che rientrano tra i “servizi pubblici a carattere regionale”. Ovvio che tale accertamento deve riguardare anche le aree destinate a “servizi per la residenza” comprese fra corso della Carboneria e via Nazariantz.
Riemerge, con l’inevitabile appendice di polemiche, il nodo dell’accorpamento degli uffici giudiziari. Per parlarne serenamente è necessario precisare un paio di cose: evitare di ricondurre ogni singola posizione ad uno schieramento e di scadere nel gioco al massacro delle meschine insinuazioni che peraltro possono ipotizzarsi per qualunque soluzione si propenda. Chiarito questo, ha senso esprimersi.
Non deve sfuggire che a tutt’oggi si dispone di un solo progetto degno di tal nome, perchè corredato di tutto quanto necessario per valutarlo, non diciamo per accettarlo, ma per valutarlo; ed è quello che va sotto la dizione di “cittadella”. Le soluzioni alternative non vanno oltre un generico riutilizzo di contenitori ed una insufficiente disponibilità di risorse, sì che temere un “non se ne farà nulla” non pare affatto azzardato o provocatorio.
I benefici di una realizzazione fuori della città sono innegabili almeno per quanto riguarda il decongestionamento di un’area già di per sé sovraffollata e quotidianamente aggredita da migliaia di auto con le disfunzioni che ne discendono. Suggestivo ma fuori della realtà affermare che verrebbe tradita la vocazione giudiziaria del quartiere Libertà, visto che quegli uffici sono sorti lì soltanto negli anni Sessanta e se di vocazione deve parlarsi, la si deve accreditare molto più opportunamente al murattiano che nell’area ora universitaria ha visto amministrare giustizia per oltre un secolo; i meno giovani, poi, sanno bene che lì dove troneggia quell’improbabile statua che vuol raffigurare la giustizia, sorgevano i tre campi in terra rossa del Circolo tennis e, a fianco, le tante strutture dell’Angiulli che conferivano al quartiere un aspetto del tutto cancellato dall’attuale “pachiderma”.
Un po’ di memoria non guasta anche per ricordare che questa nostra Città, ogni volta che ha dovuto por mano a iniziative di grosso significato, ha sempre privilegiato scelte fuori della cinta urbana, perché così vuole uno sviluppo intelligente e ordinato. Quando un secolo fa illuminati imprenditori vollero erigere un teatro, non esaminarono neppure per un attimo l’ipotesi di un riadattamento o abbattimento di vecchi edifici, ma volsero lo sguardo verso aree nuove perchè vi fosse espansione e non accatastamento.
Egualmente quando si decise di metter su la Fiera del Levante. E non si fece altrettanto per il Policlinico? I progettisti individuarono quella zona di aperta campagna che ora ospita quartieri popolosi. Egualmente per il cosiddetto secondo Policlinico fatto sorgere lontano dal centro urbano.
I casi richiamati ci aiutano a valutare come non sconcertante, stravagante o addirittura scandalosa l’ipotesi di una cittadella per la giustizia fuori dell’area urbana, tenendo peraltro conto che avendo Bari giurisdizione persino su Foggia, per le migliaia di persone (avvocati, parti, testimoni) che devono raggiungere la nostra città sarà più agevole disporre di uffici a ridosso delle principali strade di comunicazione, liberando la città dall’assalto quotidiano e gli operatori di giustizia dall’affannoso girovagare da uno stabile all’altro.
E’ tuttavia doveroso chiedersi se vi possono essere soluzioni migliori per un serio raffronto che porti alla scelta più idonea. Ma il vero problema sta proprio nella carenza di un’alternativa di facile lettura per la presenza dei requisiti che un’impresa di tal genere richiede. Del resto, nella scorsa primavera all’interno della maggioranza si raggiunse un’intesa che prevedeva, entro 90 giorni da allora, la presentazione di più ipotesi che avrebbero consentito una vera valutazione e quindi una scelta consapevole. Sta di fatto che per ragioni certamente valide, mai però rese note, quell’impegno non lo si è mantenuto rendendo più difficile il confronto.
C’è piuttosto da osservare che l’Amministrazione è apparsa come pervasa da uno spirito di crociata contro l’ipotesi della “cittadella” che, sia ben chiaro, può essere realizzata da chiunque perché ciò che preme è la sua dislocazione che meglio vada incontro ai problemi della città e non che a realizzarla sia l’impresa X piuttosto che la Y. La Giunta, l’Ufficio legale hanno esperito tutte le possibili vie giudiziarie perché quella ipotesi venisse cassata da una sentenza. E quando invece il Consiglio di Stato ne ha sostanzialmente ribadito la legittimità, è stata la Giunta a farsi Consiglio di Stato per cancellare tutto, senza porsi neppure il problema di una richiesta risarcitoria per aver strappato gli esiti della ricerca di mercato; e non saranno spiccioli, ma parecchi milioni di euro quelli che verrebbero richiesti al Comune e, in definitiva, ai cittadini contribuenti. Su ogni ragionevole dubbio, sembra insomma prevalere la voglia di cancellare quella ipotesi, costi quel che costi.
Un atteggiamento che francamente appare inspiegabile anche perché insolito. Da consiglieri sappiamo bene quante pressioni ci vengono rivolte quando c’è da approvare qualcosa che, se bocciata o rinviata oltre certi termini, provocherebbe danni perché – ci viene riferito – sulla vicenda è intervenuta o può intervenire una sentenza di condanna. Pressioni doverose perché utili a preservare Comune e cittadini da un danno economico. Ma tanta accortezza qui sembra essere mancata e poiché, a differenza di altri, siamo certi che non vi è nulla da nascondere, è quanto mai auspicabile un dibattito alla luce del sole che fruisca del contributo di tutti per renderci consapevoli della bontà della soluzione che finirà per imporsi con i soli metodi della legalità e della democrazia.
04-02-2008
La vicenda relativa all’accorpamento degli uffici giudiziari sembra dover caratterizzare lo scorcio conclusivo di questa consiliatura. L’intervento corale dei magistrati ha riproposto, e in termini espliciti, il nodo della questione: non esiste alternativa all’ ipotesi della cosiddetta “Cittadella”; una posizione che l’Italia dei Valori condivide da tempo.
Tale soluzione, oltre a vantare qualità proprie sul piano della funzionalità giudiziaria e del decongestionamento che produrrà in un’area particolarmente affollata di Bari, si fa forte dell’assenza totale di proposte alternative di eguale chiarezza su costi e tempi. Una situazione che non v’è dubbio essere stata provocata dalla stessa Amministrazione comunale: il rifiuto del progetto “Cittadella” non ha prodotto, come logica avrebbe voluto, approfondimenti che portassero all’elaborazione di risposte concrete e possibilmente migliori, ma si è tradotto in una caparbia belligeranza giudiziaria portata avanti oltre ragione, anche quando da più livelli giungevano condanne sino alla poco esaltante nomina di un commissario ad acta che ha di diritto e di fatto spodestato l’autorità comunale.
Ci si è affidati ai ricorsi più pretestuosi nonostante l’evidente consapevolezza della soccombenza, purchè non si desse spazio a quanto logica e diritto approvavano con lucidità. Per non dire di interviste in cui la dialettica usciva sconfitta dall’ostinazione; frasi come “se lo togliessero dalla testa quel progetto” non sembrano proprio rendere omaggio ad un corretto confronto.
L’Italia dei Valori auspica, pertanto, che l’accorpamento degli uffici giudiziari assuma finalmente il ruolo di tema primario per la città e lo si affronti come il caso, la logica e le norme richiedono.
28/10/2008
Con le ultime valutazioni della Corte di Cassazione, l’annosa vicenda dell’accorpamento degli uffici giudiziari può dirsi giunta ad una svolta decisiva e definitiva. L’Italia dei Valori ha più volte manifestato perplessità sui ripetuti ricorsi, a fronte di una situazione che si riteneva compiuta, come peraltro ribadito da ordinanze e sentenze delle massime istanze giurisdizionali che si sono nel tempo succedute.
Una vicenda – va con obbiettività riconosciuto – di estrema complessità, anche perché riveniente da una precedente amministrazione che non ha fatto molto per accelerare i tempi e dare così concreta risposta alle ragionate esigenze del mondo giudiziario. Comprensibili quindi, anche se a nostro avviso in eccesso, i tentennamenti e le cautele della giunta Emiliano che ha voluto con ogni probabilità scrollarsi di dosso tutto quanto potesse dare spazio a letture a dir poco maliziose. Ma a questo punto nessuno può negare che ogni singolo passaggio ha fruito di verifiche tra le più qualificate e garantiste che finalmente potranno dare tranquillità alle tante ansie di questi anni.
Allo stato delle cose, l’Italia dei Valori è convinta che si possa dar seguito a quanto concordemente stabilito ai vari livelli giudiziari. Si parla di lavori che per tre anni dovrebbero assicurare lavoro a circa tremila unità. Non sarebbe delittuoso, in tempi di grande difficoltà e di crisi che sembra non aver ancora toccato il fondo, rinunciare ad una opportunità che darebbe ossigeno anche alle imprese locali dell’indotto, quindi ad altri lavoratori? La risposta è fin troppo ovvia, ma se in ultima analisi il progetto non convince e si ritiene che vi siano gli strumenti, finanziamenti compresi, per cestinare l’ipotesi “cittadella”, non si perda tempo nel por mano ad una soluzione alternativa che con migliore efficacia sappia fornire le giuste risposte alle esigenze di magistrati, avvocati, e del mondo del lavoro ormai e per chissà quanto tempo ancora destinato a far cronaca solo per licenziamenti e cassa integrazione, per non dire del precariato, autentico obitorio del diritto costituzionale al lavoro.
08.01.2009
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4.02.2009
Molti complimenti per l´efficace esempio di comunicazione non superficiale di contenuti importanti. Buona anche l´interazione fra prospettiva locale e problemi generali. Molti auguri!