Casa del dopo
30.3.2009 | Campagne, Impegno politico

Chi provvede ai disabili, che versano in condizioni di non autosufficienza, dopo la scomparsa dei loro genitori e se ad altri congiunti non è possibile assisterli? Ecco la Casa del dopo, un’istituzione ovvia, potremmo dire, in civiltà avanzate. Da noi è ancora per molti sconosciuta sul piano intellettuale. Primo passo una Fondazione costituita dal Comune con il contributo degli istituti di credito e delle famiglie interessate. Il resto vien da sé.
Sono anni che si preme perché nell’impegno contro ogni forma di disabilità, fisica o psichica, Bari possa finalmente collocarsi fra le città più avanzate sul piano civile istituendo una vera “Casa del dopo” ovvero la struttura che dovrà assicurare assistenza a quanti sono rimasti soli. Se i genitori non ci sono più ed i congiunti non sono in grado di provvedere, il “dopo” non può che impegnare l’intera società.
Forse il livello di sensibilità su questi delicati problemi va crescendo se dobbiamo ritenere un passo avanti i tanti scivoli che l’Amministrazione ha fatto realizzare in questi anni nella lotta alle barriere architettoniche. Ma la scelta di fondo – come è stato detto per i servizi sociali il cui settore si intreccia inevitabilmente col tema ora in esame – è cancellare il criterio per cui gli interventi vanno valutati se tollerabile la loro incidenza sul bilancio. Questo non è più possibile. Portare verso la normalità la vita di quanti patiscono disabilità deve avere lo stesso peso e quindi fruire degli stessi interventi di ogni altro problema legato al miglioramento della qualità della vita. Avere la stessa valenza della necessità di assicurare case agli sfrattati, garantire strutture mediche adeguate, scuole materne efficienti, e così via. Una svolta che riqualificherebbe per sempre il livello di civiltà del capoluogo, della sua gente, dei suoi amministratori.
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