Cultura
30.3.2009 | Campagne, Impegno politico

L’insieme dei problemi sin qui richiamati, se ben gestiti costituiscono il dato sulturale fondamentale della nostra città. Per la cultura in senso stretto investire il massimo perché una nuova consapevolezza rischiari e rafforzi il presente di tanti giovani e ne prepari il futuro, anche sul piano occupazionale. Non un contenitore deve rimanere chiuso in attesa di chissà quali miracoli. La vicenda del Petruzzelli ci ha insegnato come privato non sa, non può convivere con l’interesse pubblico. Alla Cultura risorse adeguate ai risultati che si vogliono raggiungere perché i recuperi quel circuito che proprio il Petruzzelli seppe garantirci. Stiamo invece assistendo alla moria di cinema e teatri. Si può rimanere inerti, indifferenti? Primo impulso potrebbe venire dall’istituzione di “Giornata delle etnie” che recuperi la nostra Storia fatta sin da tempi lontani di accoglienza e integrazione di altre civiltà, con la complicità di un mare aperto e generoso.
Se funziona tutto quanto abbiamo finora ipotizzato, funziona anche il livello culturale che ha nelle iniziative spettacolari solo un momento della propria essenza che invece si esprime al meglio creando soddisfacenti condizioni di vita con servizi efficienti, risposte immediate alle aspettative, attenzione alle fasce più deboli. Questa è la cultura di un popolo, di una collettività; un concetto assente nella nostra storia più recente, si spiega così che in momenti di difficoltà i primi tagli colpiscano servizi sociali e cultura in senso stretto. Si dovrà invece far crescere la conoscenza, diffonderla, rendere tutti ed in particolare le nuove generazioni più consapevoli del proprio ruolo, del proprio presente, del proprio possibile futuro. Vaccinarli con le giuste iniziative contro il virus della disinformazione, della cultura furbastra, dei disvalori per cui felicità e successo sono affidati – come ci “insegna” il teleschermo pubblico e privato – al calcio, alla musica, alla danza, ai quiz; momenti imprescindibili per una società complessa e pluriarticolata, ma che non possono divenire le uniche o prevalenti finalità da perseguire.
E allora il Comune, novello carro di Tespi, dovrà seminare dappertutto, principalmente nelle periferie, i giusti valori non stancandosi mai di portare avanti questo impegno in ogni istante dei suoi cinque anni di governo, sì da farlo divenire stile di vita, modo di essere dal quale non sarà possibile tornare indietro perché intimamente connaturato all’essenza stessa di un ruolo politico ed amministrativo.
Prioritaria l’individuazione di alcuni contenitori da attrezzare perché vengano affidati a gruppi impegnati nella produzione teatrale, cinematografica, musicale; dei veri e propri centri professionali e di produzione creando dei collegamenti con scuole, teatri e cinema, insomma un intreccio che diventi rete e ricomprenda le varie attività creative.
Cultura è anche integrazione perché è ogni altra cultura a dialogare, dando e ricevendo semi di “piante” diverse e con storie millenarie. Bari – ed è la nostra storia a dircelo – si è identificata nei secoli con il suo mare e con tutto ciò che esso offriva, dal nutrimento al commercio, dalla conoscenza all’accettazione di altre civiltà che le leggi del tempo, parliamo ad esempio di Andrea da Bari, prevedevano e tutelavano sì che chiunque potesse sentirsi cittadino di questa realtà, fruendo di pari trattamento.
In questi ultimi decenni la situazione si è come consolidata, con risultati tutto sommato soddisfacenti per quanto attiene i rapporti della quotidianità, ma i dati culturali non sembrano offrire eguale consistenza. Noi proponiamo che, in coincidenza con le feste patronali, atto di omaggio ad una fede che ha in San Nicola il nume dei forestieri, si organizzi ogni anno la “Giornata delle etnie” che vedano affluire nella nostra città rappresentanze dell’intero mondo per approfondire le reciproche conoscenze, scambiare esperienze e caratteri culturali che per ameno 24 ore facciano di Bari l’ombelico del pianeta. Iniziativa che non potrà non agevolare nel nostro essere il valore integrazione, segnale importante soprattutto per gli adulti di domani.
Pur ripromettendomi stringatezza, a questo capitolo ho voluto dedicare più righe perché è la chiave di volta di un modo diverso di governare, programmare e gestire. Ed è su questo fronte che si marca la differenza un tempo affidata alle ideologie ed oggi, più concretamente, alle scelte, alle priorità.
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