Denunce

12.3.2009 | Impegno politico

Pare certo che il contratto per le pulizie di tutti gli uffici comunali sia molto prossimo a scadere; da tempo doveva essere noto, pur tuttavia ci si è ridotti all’ultimo per affrontare la questione. Si sarebbe pensato di rimediare proponendo all’impresa – tale “Romeo” di Roma – una proroga di qualche mese. I dirigenti di quell’azienda si sarebbero irrigiditi ed avrebbero preteso, non essendo stati rispettati termini per la disdetta, il rinnovo del contratto per altri quattro anni. Un esito inevitabile: un contratto per milioni di euro sarebbe stato di fatto tacitamente rinnovato, lontano da ogni forma pubblica.

Una soluzione – se le cose stanno così – difficile da condividere, anche perché la Romeo pare si sia finora servita totalmente di subappalti, cosa che è presumibile continuerà a fare. Un’amministrazione che accetta il regime del subappalto è una pessima amministrazione perché è evidente che potrebbe spendere quanto l’azienda “principale” riconosce alle subappaltatrici; l’utile messo in tasca dalla subappaltante rimarrebbe invece nelle casse del Comune di Bari; quello stesso Comune che spendendo così male il danaro del contribuente, mantiene nella precarietà tanti lavoratori sostenendo, come di recente ha dichiarato il Sindaco, che, assumendoli, creerebbe problemi ad un bilancio che deve invece rimanere sano.

La vicenda appena richiamata risponde alle esigenze di una sana gestione? Si intende perciò sapere se questo modo di procedere sia corretto e penalmente incensurabile, prima che amministrativamente corretto visto che le scadenze sono note, ma le si lascia maturare giungendo così a soluzioni che evitano la partecipazione di altre imprese.

Doverosa una precisazione: questa segnalazione è del settembre del 2004, a pochi giorni dall’insediamento della Giunta Emiliano; la riprova più evidente è in quel “tale Romeo di Roma”. Azienda venuta alla ribalta delle cronache proprio in queste settimane e non onorevolmente. Il sottoscritto segnalò circostanze piuttosto preoccupanti, ma abbiamo dovuto aspettare le iniziative della Procura per vederci riconosciuta ampia ma inutile ragione.


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