Interventi politici

12.3.2009 | Impegno politico

Alcuni interventi politici

Numerose in questi ultimi mesi le iniziative che la società civile va opponendo all’antipolitica dei cattivi politici che in misura sempre più arrogante e sfrontata fanno un uso personale delle istituzioni come dei partiti.

Il “V-day” ha dato ulteriore voce alla protesta che in forme civili si va diffondendo sul territorio come testimoniano le centinaia di migliaia di firme raccolte in un baleno e che hanno provocato reazioni scomposte dei principali protagonisti della cattiva politica, rifugiatisi nelle solite mistificazioni.

L’orrore per l’omicidio del prof. Biagi non può impedirci di esprimere forti perplessità sulla legge che porta il suo nome e che ha indubbiamente stravolto la contrattualistica del mondo del lavoro, a tutto danno dei giovani. E questo anche a conferma di come i terroristi, pur cercando di indossare le vesti di giustizieri del popolo, in realtà suscitano reazioni che finiscono per snaturare la dialettica su temi fondamentali come appunto il diritto al lavoro e la sua tutela; per cui criticare quelle norme che hanno sancito la precarietà ad esclusivo vantaggio delle imprese più spregiudicate, equivarrebbe ad approvare le sanguinose imprese delle BR. Un gioco perverso per tappare la bocca ai tanti che dovrebbero campare con 400 euro al mese.

Alla stessa maniera è tacciato di qualunquismo chi osa lamentare i privilegi di una classe politica che diviene forte con i lavavetri e rimane debole con gli evasori fiscali, la criminalità organizzata, la corruzione che prospera in tanti apparati pubblici. E’ perciò salutare la proposta di legge che intende avviare un processo di “derattizzazione” del Parlamento perché ci si liberi almeno dei pregiudicati. Una necessità per un’effettiva democrazia, da vivificare cancellando l’oscena legge elettorale che con il truffaldino sistema delle liste blindate e la cancellazione delle preferenze, fa decidere o pochi chi dovrà rappresentare milioni di elettori.

Necessario sostenere l’autonomia dei giornalisti (cui si nega il rinnovo contrattuale) per una corretta informazione che faccia ad esempio capire perché anche centrosinistra non vari una legge sul conflitto di interessi.


L’Italia dei Valori esprime la più convinta solidarietà a Michele Emiliano per la presa di posizione nettamente contraria all’ulteriore aggravamento del peso fiscale che la maggioranza del consiglio regionale intende imporre ai cittadini pugliesi la cui unica responsabilità, potrebbe dirsi, è aver dato loro fiducia.

L’esigenza di più cospicue entrate non è certo attribuibile ad eventi imprevisti, ma in massima parte – come peraltro emerso dal dibattito all’interno del PD – a dolosa superficialità nella spesa. Quanti si dolgono dell’antipolitica non sembrano essere presi da alcuno scrupolo nel rendere i propri privilegi intoccabili e fruire addirittura di altri benedici. Fra conflitti di interessi, discutibili profitti e negligenze, sembra rivivere la figura del principe che intraprendeva guerre e costruiva sedi sfarzose col semplice metodo dell’aumento delle tasse. In nessun modo si può avallare il sospetto che i tributi chiesti al cittadino possano essere una fonte ingiustificata per ulteriori privilegi

Si confida nella coerenza morale del presidente Niki Vendola che, nel rivendicare a Roma dal podio della nascente ”Sinistra Arcobaleno” la sua “connessione sentimentale con la gente” come lievito del suo successo, voglia di quella “gente” tutelare diritti e aspettative imponendo una corretta gestione delle risorse: Se le ideologie sono cadute, la differenza non può che essere totalmente affidata all’onestà, al rispetto della cosa pubblica, alla tutela delle fasce più deboli.

11.12.2007


Al centro della questione sorta all’interno del centrosinistra fra Partito Democratico ed Italia dei Valori, un quesito di estrema chiarezza: quale la migliore strategia perché la nostra coalizione vinca? Ne discende un corollario: come sfruttare al meglio l’indubbia crescita di un alleato credibile e determinato come l’IDV? Le risposte potranno essere il sale della campagna elettorale di fatto avviata. Il nodo è quindi politico e su di esso inevitabilmente inciampano le questioni del giorno per giorno, ma che appunto giorno per giorno possono risolversi, evitando perniciose drammatizzazioni (non ho detto strumentalizzazioni).

Ostacolo serio, che dovrebbe vedere l’impegno di tutti per rimuoverlo se davvero si è sereni e alla ricerca di soluzioni proficue, è la discriminazione che l’IDV continua a subire a livello regionale dove il permanere di conflitti di interesse e di discutibili scelte gestionali sono il rifiuto costante dell’etica reclamata dalla nostra storia, pur breve ma già carica di credibilità per la diffusa condivisione che ci viene dalla gente comune come in questi giorni per la massiccia adesione alla raccolta di firme per il referendum abrogativo dello sciagurato “Lodo Alfano”. Ma orecchie pur qualificate preferiscono rimanere sorde quasi che a quei livelli poco importi che al Comune di Bari il centrosinistra continui a governare.

Ecco allora che ci si chiede se un risultato favorevole possa essere più realisticamente perseguito con soluzioni meno scontate ma già utilmente e lealmente praticate in situazioni analoghe. E se ne parla alla luce del sole, volendo appunto il conforto di più riflessioni. Non il botto a sorpresa, ma scegliere di parlarne per tempo e fugare così il pericolo di passi falsi, errori. Tutto qui. Se fare politica è dare risposte alla complessità dei problemi, sezionarli creando anche paratie istituzionali è incauto poiché si corre il rischio di eludere gli effetti che un determinato problema ha provocato su altre questioni modificandone la portata iniziale.

E allora, volendo come in apertura chiudere con un interrogativo, è lecito chiedersi chi tiene più alle sorti del centrosinistra? Chi ritiene inutile un confronto a largo raggio che dia le giuste risposte ai problemi fra loro connessi o piuttosto chi senza infingimenti e ipocrisie pone sul tavolo tutte le questioni che, se risolte con intelligenza e secondo i criteri della massima utilità, possano garantire un cammino spedito, senza intralci e quindi con ottime possibilità di successo per il centrosinistra?


La pesante minaccia si fa sempre più concreta: il Governo si accinge a varare leggi liberticide della funzione giudiziaria. Non prendiamoci in giro, nessuna riforma è in grado di impedire che un magistrato, in buona o mala fede, commetta una scorrettezza. Le vicende di questi giorni – non sfugge ad alcuno – sono prese a pretesto per ridurre il più possibile l’autonomia della magistratura e giungere a condizionare fortemente l’azione penale secondop gli interessi di questa o quella bottega.

Il malessere della funzione giudiziaria è percepito dalla pubblica opinione per l’eccessiva durata dei processi, l’inadeguatezza degli organici e delle strutture, l’insufficienza delle risorse erogate. Cosa c’entra la guerra fra Procure che potrà sempre aversi? Fa invece gola la separazione delle carriere per giungere a tenere i p.m. sotto il peso dell’esecutivo e condizionare così l’avvio dei procedimenti. Il lodo Alfano non ci dice nulla sull’impunità che si vuole assicurare ai poteri forti? E che dire dell’immediata disponibilità a collaborare manifestata anche dal partito Democratico, comincia forse a sentire puzza di inchieste?

Siamo minacciati da un inciucio senza precedenti, tra i più pericolosi per la nostra democrazia; dalla sinistra c’era da attendersi una fiera opposizione anche con il ricorso alle piazze. Punissero i responsabili della vicenda Salerno-Catanzaro sviluppi legati alla vicenda De Magistriis) e lo lasciassero fare a chi ne ha le competenze. Se vi è tanta sensibilità sul comportamento delle istituzioni, perché dopo i gravissimi fatti di Bolzaneto non si è parlato di riforma della Polizia di Stato?

10.12.2008


Non è un momento facile per il centrosinistra la cui crisi inevitabilmente incide con più forza sulla formazione di maggior peso ovvero il Partito Democratico che può tuttavia trarre dalla propria storia il vigore per un salutare recupero; salutare per lo stesso Pese che non trae certo giovamento da un centrodestra abile nello spadroneggiare eludendo leggi, regole, prassi.

Non tocca a noi dell’Italia dei Valori interferire nelle questioni interne al PD, ci deve essere tuttavia consentita qualche ovvia riflessione che allontani gli spettri di un’alleanza vissuta come ostica rivalità e scontro per accaparrarsi sino all’ultimo voto e con qualunque mezzo. In Abruzzo, pur avendo votato quasi in contemporanea con l’arresto di Ottaviano Del Turco, il centrosinistra ha messo insieme il 42%. Sconfitta sì, ma non debacle. C’è però che sezionando quel dato emerge un PD fortemente punito ed una IdV notevolmente premiata.

In che relazione sono questi due dati? Sbaglia sicuramente chi vi legge una trasmigrazione immotivata e quindi dannosa per giungere ad ipotizzare una rottura del rapporto. Prima di muovere passi irreversibili, anche se vale sempre il motto della politica “mai dire mai”, è tuttavia lecito chiedersi:ma si è proprio certi che l’eventuale separazione faccia di botto crescere il PD? Ovvero si è proprio convinti che i mali della formazione veltroniana rivengono dalla “convivenza” con Di Pietro?

Se si ha la correttezza di rispondere come realtà vuole, si dovrà arrivare a tutt’altra conclusione: è indiscutibilmente positivo che ci sia una forza in grado di calamitare quei voti che allo stato delle cose una consistente parte dei tradizionali elettori ds e margherita non ha voluto confermare. Senza l’IdV quei consensi sarebbero rimasti a casa o peggio portati molto lontano; in ogni caso è difficile pensare che il PD, fuori dell’alleanza con Di Pietro, avrebbe conseguito molto più dell’attuale 22%.

Se le cose, come vuole logica, offrono questa lettura, c’è da compiacersi che le “dissidenze” siano rimaste nell’ambito del csx grazie alla diga IdV. Sta ora alle due forze valutare la realtà ed evitare un’ennesima perniciosa querelle che non servirà certo ad annullare i problemi che hanno determinato l’attuale stato di cose, e non commettere l’errore di cercare altrove le ragioni dei propri mali.


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