Le mie proposte

Periferie

30.3.2009 | Campagne, Impegno politico

Far vivere le periferie di vita propria coinvolgendole tramite le Circoscrizioni sin dal primo giorno della nuova consiliatura. Non temerne le ambizioni autonomistiche poiché non muteranno nulla nei rapporti con l’Area metropolitana. Ambizioni da scontare per le tante emarginazioni inflitte a realtà ricche di storia e di opportunità economiche. Questa è democrazia, la vera autentica democrazia partecipata.


E’ nelle periferie che si misura la capacità di governo di un’amministrazione. Fa comodo ritenere che gli strati sociali prevalenti nelle periferie siano di cultura medio-bassa, così le loro condizioni economiche il che consentirebbe, all’approssimarsi della scadenza elettorale, di mettere in moto un meccanismo di facile recupero affidato a prebende e ad interventi che non vanno oltre il manto stradale e qualche modesta ristrutturazione. E il gioco è fatto. Non c’è nulla di più sbagliato e volgare per chi ritiene di governare così le coscienze ed il futuro di tanti giovani. Sbagliato e volgare, ma anche profondamente diseducativo, quindi delittuoso verso le nuove generazioni che rischiano così di vivere in maniera distorta la loro formazione di cittadini.
Ecco, poi, come fra i più avveduti si rafforza un progetto autonomista, unica arma di difesa visto che il sistema democratico delle elezioni è facilmente manovrabile da parte di chi non ha scrupoli e dispone di notevoli risorse. Quei progetti non possono essere condannati e contrastati richiamando regole di democrazia che peraltro non hanno funzionato o meglio, non le si è fatte funzionare per dolosa scelta.
Per recuperare un minimo di credibilità – e comunque non va negato che la giunta Emiliano in questo ambito ha fatto molto più e meglio di ogni precedente amministrazione – si dovrà dal primo giorno convocare le circoscrizioni, tutte intere, perché illustrino il loro progetto di sviluppo e destinarvi ogni possibile risorsa. Il coinvolgimento deve essere concreto e visibile per ciascuna materia. La cultura in senso stretto dovrà essere fatta viaggiare per la città perché a tutti sia consentito fruire di messaggi e stimoli che aiutino a divenire cittadini consapevoli e non sudditi comprabili con pochi spiccioli e vane promesse.
Solo cominciando così, i processi di autonomia, sempre legittimi, potranno confrontarsi con altre ipotesi perché si verifichino in concreto i vantaggi dell’una o dell’altra soluzione. Questa è democrazia, la vera autentica democrazia partecipata.


Panoramica veloce delle mie proposte


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Nel 1970 Marsilio Editori pubblicava un libricino di Henri Lfebvre ” Il DIRITTO ALLA CITTA ”
Nella prefazione di Federico Nietzsche si legge: per rompere i sistemi, per aprire il pensiero e l’azione verso nuove possibilità non possiamo fare altro che mostrare l’orizzonte e la strada. La questione relativa alla città ed alla realta’ urbana non sono completamente conosciute e riconosciute; esse non hanno ancora acquistato, dal punto di vista politico, l’importanza ed il senso che hanno nel pensiero e nella prassi. Il libro di Lefebvre si pone l’obiettivo di portare a conoscenza, per farli entrare nei PROGRAMMI POLITICI, i pensieri e le attività concernenti l’Urbanistica.

Dal capitolo PROSPETTIVA E PROSPETTAZIONE?

” E mentre la società francese si urbanizza, mentre parigi si trasforma, mentre certi poteri, se non il potere, modellano la Francia dell’anno 2000, nessuno pensa nè alla CITTA’ IDEALE nè a ciò che la CITTA’ REALE sta diventando intorno a lui. “

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