Pillole di Bari

15.3.2009 | Foto

La “misteriosa” strage di piazza Fontana avrà una parentesi barese con l’assegnazione del processo, per legittimo sospetto, alla Corte d’assise della nostra città ma la cosa ebbe vita breve e una nuova decisione trasferì le centinaia di faldoni a Catanzaro. Ci toccò così da vicino la forte emozione di vedere – sia pure per immagini – dissepolta la bara di Giuseppe Pinelli per recuperare fra quei resti elementi utili a ricostruire il suo dramma e quindi la credibilità delle indagini. La versione ufficiale parlava di suicidio provocato dai sospetti che si sarebbero addensati sul suo capo. La cosa suscitò non poche perplessità e dalla seconda foto si coglie l’esperimento del manichino lasciato scivolare da una stanza della Questura milanese. Non si riuscì a stabilire con certezza la verità; il commissario Calabresi venne ucciso perché ritenuto il responsabile di quella morte.


In due immagini la rivolta degli edili a Bari con il centro murattiano bloccato per qualche giorno e presidiato dalla polizia che non esitò a usare la forza per venirne a capo. Al problema disoccupazione si rispose dando spazio all’edilizia popolare, cominciò così a formarsi il quartiere San Paolo abitato nella sua prima fase da migliaia di barivecchiani che lasciavano così le loro case per lo più prive di acqua e fogna, ma lasciavano anche la cultura del vicolo, della solidarietà, delle tradizioni. Alcuni la vissero come una vera e propria deportazione in un quartiere dormitorio. Dimenticavo: il processo agli edili si svolse diversi anni dopo e si risolse con condanne lievissime, tutte col beneficio della sospensione.


Ancora un processo che questa volta portò a Bari Luciano Leggio e la sua corte di picciotti. Un processo fiume che costò milioni e milioni e si risolse con l’assoluzione del boss e la sua immediata scarcerazione. Cancellati gli otto omicidi che gli venivano contestati, ma in appello gli fu inflitto l’ergastolo. E’ morto in carcere qualche anno fa e solo così potè tornare nella sua Corleone.


Vergogna! A Bari come in altre città del Sud, prima fra tutte Napoli, esplode un’epidemia di colera: il frutto di anni di incuria e di igiene ignorata con le fogne a cielo aperto, gli ortaggi irrigati con i liquami, la derattizzazione un’ipotesi, ecco che diventano trofei di guerra i topi catturati e messi in bella mostra dai bravi cacciatori, ma si lancia anche l’operazione “Bari pulita” e la necessità di raccomandare che i rifiuti non vanno gettati sulla pubblica via, la dice tutta sulle condizioni che avevano favorito l’esplodere del morbo. Si era nel ’73 e a onore dei responsabili delkl’igiene, il fenomeno si ripropose, anche se in forma più leggere, dieci anni dopo.


Tre dei tanti omicidi bianchi rimasti nel mio archivio professionale con il manifesto di protesta del sindacato. E’ del 1974, sono trascorsi 35 anni, ma di lavoro si continua a morire, una media di 4-5 al giorno.


I pesanti rigurgiti fascisti costano la vita al giovanissimo Benedetto Petrone, accoltellato a morte da una squadraccia missina. La città ebbe paura, ma seppe anche rispondere con manifestazioni di massa che azzerarono le tante violenze perpetrate nei giorni che precedettero l’assassinio.


Delitto urbanistico in piazza Moro in una notte di agosto: abbattuto il palazzo che sin dalla sua fondazione aveva ospitato la “Gazzetta del Mezzogiorno”. Al suo posto un ignobile scatolone privo di una qualunque personalità e con dei locali al piano terra continuamente chiusi e ricettacolo di ogni sporcizia. Una speculazione tra le più volgari. Quel palazzo merita di essere ricordato, almeno con delle foto.


Altra grave ferita per la città, il rogo del Teatro Petruzzelli, dopo quasi vent’anni ancora chiuso e al centro di polemiche ed evidenti speculazioni. A me piace riproporlo in questa bella foto, col bianconero che ne esalta la bellezza, anche per il “verde” che gli fa da cornice.


E per chiudere la cattiva coscienza della città che sembra aver bisogno di mendicanti per espiare le proprie colpe con qualche centesimo da tirar fuori dalle proprie tasche.


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