Le mie proposte

Scuola

30.3.2009 | Campagne, Impegno politico

Il Comune deve sopperire a quanto non viene assicurato dal Governo; in una famiglia sana l’istruzione dei figli è al primo posto, all’ultimo nella graduatoria degli eventuali tagli- Uno zampillo d’acqua in meno, un bel lampione in meno per una mensa in più, per gli strumenti didattici a tutti. Solo riconoscendosi in questi valori si ha titolo per governare una comunità.


La scuola deve poter rafforzare il proprio ruolo di formazione dei cittadini di domani, secondo una formula un po’ stantia, ma che rende quel che deve rendere; e questo può avvenire se tale fondamentale istituzione svolge fino in fondo il proprio dovere, offrendo tutto quanto il cittadino legittimamente si aspetta, e se l’ente locale destina le giuste risorse per sopperire a quanto non dovesse venire dal potere centrale, cosa sempre più probabile sino a quando a Palazzo Chigi governerà la cultura del mercato delle vacche per cui sono i costi a determinare le scelte e non il contrario. In una famiglia normale si risparmia su tutto, ma non sull’istruzione dei figli, cioè sul loro futuro. Per Berlusconi e i suoi complici i tagli hanno senso anche se indiscriminati, per cui spariscono gli insegnanti di sostegno e già basta questa sciagura per comprendere in quali mani è il futuro del nostro Paese.
L’istruzione è un dovere preciso che prevale su tutti e con la sanità costituisce il fondamento di una consociazione che voglia dirsi civile e pensosa dei destini dell’umanità, di quella umanità che ha conferito piena delega sulla tutela del proprio futuro. Non esiste consenso che possa valere quanto il trascurare un analfabeta o un infermo. Uno zampillo d’acqua in meno, un bel lampione in meno per una mensa in più, per gli strumenti didattici a tutti.
Solo riconoscendosi in questi valori si ha titolo per governare una comunità.


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