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Dopo il Congresso nazionale dell’IdV (Roma 5-7 febbraio 2010)

10.2.2010 | Blog

Per come va evolvendosi la vicenda politica del nostro Paese, possiamo dire che l’Italia dei Valori sta fruendo di una invidiabile congiuntura da sfruttare al meglio.

Nell’IdV confluiscono tante e qualificate storie - politiche, partitiche, personali – motivate dalla voglia, evidentemente inappagata, di un serio cambiamento che veda prevalere, per davvero e non più a parole, i valori dell’onestà, della legalità, della giustizia, componenti essenziali perché possa parlarsi di democrazia reale.

L’Italia dei Valori, maturando dalla protesta alla proposta, è culturalmente figlia di quel partito di “lotta e di governo” che rafforzò il carisma di Enrico Berlinguer negli anni incerti che preannunciavano la tempesta di “mani pulite”.

L’Italia dei Valori è culturalmente figlia di quella “stagione dei doveri” evocata ed auspicata da Aldo Moro perché il Paese si rieducasse ai princìpi che segnarono tanto fruttuosamente la rinascita post-bellica.

Questa, dunque, la strada che si offre al partito di Di Pietro, e che sia quella giusta perchè vincente, è provato dagli attacchi sempre più violenti e calunniosi che lo vedono al centro, questo sì, di un complotto perché costruito a tavolino, ripescando episodi valutabili ieri in maniera del tutto diversa perché del tutto diverso, rispetto all’oggi, il momento in cui sono avvenuti.

Una foto di 20 anni fa, niente di più. 20 anni fa quando, come riferito in un processo da un testimone e non da un fotografo, Milano 2 cresceva anche col danaro della mafia, quando Dell’Utri rappresentava la mafia, quando uno stalliere frequentava una villa.

Preoccupa, a questo proposito, che ci sia poca memoria. Per tutti questi anni, ogni volta che riemergevano le vicende di Bruno Contrada, l’informazione vicino alla destra e i politici di quell’area si sperticavano in manifestazioni di solidarietà per la sua innocenza, le sue precarie condizioni di salute, condito il tutto da ricorrenti manifestazioni di sfiducia per gli organi giudiziari. Ma ora per la destra Contrada diviene il male, ma solo se Di Pietro gli siede accanto, sia pure in una caserma dell’Arma e insieme ad altri ufficiali.

E a proposito della cultura della solidarietà, nerbo della nostra identità, non ci può lasciare indifferenti l’elenco di condizioni indicate dal governo perché gli immigrati possano aspirare a divenire cittadini italiani:

buona conoscenza della nostra storia
conoscenza e rispetto delle leggi italiane
in regola con le norme sul lavoro

e fermiamoci qui. “Buona conoscenza”… è lecito chiedersi a quanti della maggioranza, dopo un esame non necessariamente approfondito, verrebbe ritirata la cittadinanza? Due “facezie” del premier: “quando Romolo e Remolo…”, “Il padre dei fratelli Cervi? Nessun problema, me lo faccia conoscere e vedremo cosa posso fare per lui”. Per non parlare del rispetto delle leggi italiane…


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