A che titolo Berlusconi furoreggia in tutti i programmi Rai intervenendo in diretta e sproloquiando per venti minuti di fila, senza contraddittorio e con l’assenso di giornalisti e conduttori, indomiti difensori della “dispar condicio”? La mascalzonata è riuscita: bloccati i talk show, è ora l’unico protagonista del dibattito politico. Ma il centrosinistra se n’è accorto? Se no, cosa aspetta ad aprire occhi e orecchie? Se sì, riesce ad andare oltre qualche querula protesta?
Curiosità tutta personale: in occasione delle recentissime elezioni in Francia, la Chiesa ha ritenuto, come in Italia, di varare documenti in difesa della vita e contro l’astensionismo? Non mi pare. Siamo un Paese davvero privilegiato.
La maggioranza di destra del Cda Rai, obbedendo in tutta evidenza agli ordini di Berlusconi, ha confermato il no ai “talk show”. E’ davvero difficile accettare questa decisione che ha come chiara motivazione l’intento di imbavagliare l’opposizione e distrarre la pubblica opinione dalle discutibilissime iniziative del premier. Ipocritamente il Cda ha deciso di affidare una valutazione conclusiva alla commissione di vigilanza. Leggi tutto…
Al notiziario GR1 delle 10,30 di oggi, domenica 21 marzo, un giornalista ha impunemente sentenziato: “un successo la manifestazione”, quella di Berlusconi in piazza San Giovanni a Roma. L’obbiettività di questo ignoto incensiere radiofonico dovrebbe aprire occhi e cervello sulla “criminogena faziosità” dei vari Santoro e Floris. Del resto, è ormai sancito che chi mette sotto processo un politico di destra è chiaramente una toga rossa che fa parte di un complotto; ma è sufficiente ammanettare un esponente di sinistra per divenire un giudice serio ed apprezzato.
La sinistra farebbe bene a interrogarsi sugli errori commessi e che commette ancora nel consentire di fatto che quelle vergognose distinzioni passino tra la gente come vere e proprie categorie, mentre nel PD non si va oltre il “disco rotto”. Sul piano dialettico un po’ poco, no?
Dal “Corriere della Sera”
Augusto Minzolini direttore del TG1 dixit: “Io non vedo Santoro, né leggo il ‘Fatto’, quello lì non è giornalismo”.
Ha perfettamente ragione, il giornalismo è quello suo: ignorare o manipolare le notizie che possono addolorare il cavaliere e vellicarlo con editoriali in ginocchio.
Aspiranti giornalisti, meditate e aspirate piano. Leggi tutto…
Silvio Berlusconi ha deciso: scenderà in campo “per difendere la democrazia”, ha detto testualmente.
Intento lodevole, ma se prima di difenderla decidesse finalmente di rispettarla, le cose andrebbero certamente meglio e si potrebbero affrontare i problemi del Paese e non più le sue vicende.
La mia generazione si è sempre chiesta come il fascismo fosse riuscito ad affermarsi; le ragioni storiche degli eventi che lo precedettero sono di chiara lettura, più incomprensibile il consenso della gente, un consenso che sembrava rasentare il fanatismo a fronte di quelle smorfie. C’è pure da dire che a giudizio di alcuni con quel regime nacque lo Stato moderno, dal sistema legislativo rinnovato, agli istituti previdenziali, all’impulso che sostenne l’economia pur se tutto fu in breve sommerso dai fallimenti coloniali e dalle macerie di una guerra tra le più evitabili e che si rivelò tra le più distruttrici. Leggi tutto…
Non ha torto Antonio Di Pietro nell’auspicare una soluzione politica al pasticciaccio dei funzionari del Pdl che con la loro sciatteria hanno messo nei guai Formigoni e la Polverini.
Irrigidendosi le posizioni, il centrosinistra fruirebbe di un successo falsato da quelle assenze e da gestire in un clima avvelenato che renderà nei prossimi anni sempre più difficile e precario il rapporto tra le forze politiche. Una situazione dagli sbocchi imprevedibili.
Peraltro, un intervento legislativo che rimetta in corsa le liste fin qui bocciate perché irregolari, sarebbe la pietra tombale per una democrazia la cui ragion d’essere non può che rimanere affidata al rispetto delle regole e non certo a comodi interventi retroattivi.
Se le premesse sono queste, è pressoché impossibile individuare una soluzione in grado di escludere gravi conseguenze in un senso o nell’altro, specie se come elemento di trattativa permangono le incaute minacce del ministro Larussa (“siamo pronti a tutto”).
C’è allora da tornare all’auspicio dell’on. Di Pietro, il “giustizialista” e “forcaiolo” Di Pietro, per una soluzione che consenta al Paese di evitare pericolose avventure. La pubblica opinione saprà individuare e punire l’arroganza di chi le regole le strappa o ne inventa di nuove per i propri affari. Così saprà individuare e premiare chi ha la forza di far prevalere sulle proprie legittime ragioni quelle del Paese e della sua tutela democratica.
Una scommessa? Sì, che i più responsabili devono saper gestire se si avverte che per singolare coincidenza con i 150 dell’Unità, la posta in gioco va molto al di là di una periodica contesa elettorale.
Ma chi è al governo, il fantasma di Pinochet? Giorno dopo giorno la democrazia, i suoi fondamenti vengono gradualmente cancellati dal nostro Paese. Minculpop sull’informazione.
Pinochet è proprietario assoluto di Mediaset.
Pinochet controlla la Rai e fa cancellare i talk-show.
Non potendo fare altrettanto con le centinaia di emittenti locali rimaste sole a dirci dove siamo, Pinochet le affama chiudendo i rubinetti dei contributi.
Queste sono le porcate del Cavaliere e della sua banda.
QUESTA E’ DITTATURA! E come tale va fronteggiata dando voce alle piazze, alle fabbriche, alle università, alle emittenti private che si vogliono far tacere.