Chi sono

Chi sono

Laureato in giurisprudenza, giornalista professionista, ho lavorato dal 1965 al ’79 nella “Gazzetta del Mezzogiorno” dove fra l’altro sono stato per anni cronista giudiziario. Nel dicembre del ’79 sono stato assunto in Rai, nella sede di Bari, raggiungendo nel ‘97 il grado di capo redattore; nel 2002, all’indomani dell’insediamento del centrodestra nel consiglio d’amministrazione, sono stato rimosso dalle funzioni per ragioni “di natura esclusivamente politica”, come ha stabilito una sentenza nell’ordinare inutilmente il mio reintegro, rispettata l’ingiunzione di corrispondere un congruo risarcimento danni. Ho tuttavia preferito porre fine al rapporto e dedicarmi ad attività sociali, già coltivate in occasione di una rubrica, “Il grande prato”, che dai teleschermi della Rai guardava ai meno fortunati per chiara responsabilità delle istituzioni, dai disabili alle marginalità, al fenomeno dell’immigrazione. Un’inchiesta sul dramma albanese riversatosi sulle coste pugliesi mi ha consentito di conseguire nel ’97 il Premio St. Vincent, un po’ l’Oscar del giornalismo italiano.

Dal giorno della sua fondazione, il 14 gennaio del 1976, sino agli inizi degli anni Novanta, sono stato corrispondente per la Puglia de “la Repubblica”, un impegno di grande soddisfazione professionale in una realtà che rischiava di inaridirsi per un’informazione di fatto gestita in condizione di monopolio; la “Gazzetta del Mezzogiorno” non ha mai saputo o voluto vivere questa sua condizione di favore come un eccezionale investimento da far fruttare, ma scioccamente come una situazione di tranquillità da far durare il più a lungo possibile. Queste le scelte aziendali, rivelatesi nel tempo sciagurate e di insuperabile ostacolo al futuro del giornale.

Per la mia categoria ho svolto attività sindacale come responsabile per la Puglia, divenendo all’indomani del Congresso di Villasimius, in Sardegna, vice segretario della Federazione nazionale della stampa italiana. Numerosi i rinnovi contrattuali e le vertenze gestite a livello regionale e nazionale.

Per circa trent’anni sono stato iscritto al Pci. La mia “avventura” in politica è cominciata nella primavera del 2004: Michele Emiliano mi ha candidato nella sua lista alle amministrative del Comune di Bari; sono stato eletto con un buon suffragio piazzandomi quarto dei dodici consiglieri eletti. Nella mia attività di consigliere non sempre ho condiviso la linea del Sindaco; nel 2007, d’intesa con tre colleghi, ho ritenuto necessario, per ragioni di chiarezza, uscirmene e confluire, dopo le opportune riflessioni, nell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro con il ruolo di capogruppo. Nel partito, per iniziativa dell’on. Pierfelice Zazzera, mi è stato affidato l’incarico di responsabile organizzativo della segreteria regionale. Intendo ricandidarmi e dare il mio contributo perché l’IdV, per ciò che rappresenta, possa ottenere un buon risultato a sostegno del centrosinistra.

Mi piacciono i dibattiti, le discussioni anche piuttosto accese. Ai romanzi preferisco i saggi che mi aiutano a capire dove sono, cosa c’è stato prima di me, cosa può esserci in futuro. Essendo molto stonato, la musica riesco ad apprezzarla se orecchiabile. La tragedia della Shoah è un’emozione costante nel mio essere. Alla classe dirigente di questo Paese rimprovero di non aver fatto molto per sradicare l’ignoranza. Temo che dopo la morte non ci sia nulla, ho tuttavia espresso ai miei il desiderio che sulla mia lapide venga scritto qualcosa come “chiedo scusa, ma per un po’ starò via”. Ho inoltre disposto che al minimo cenno di totale (e sottolineo “totale”) rincoglionimento, niente idratazione ed altra robaccia, ma un dignitoso sipario. Dimenticavo: al funerale, per favore, niente applausi. Sono fastidiosi perchè inutili e inoltre non sentirei bene il rimpianto di mia moglie, Isabella Dioguardi, dei miei figli Maurizio (ricercatore di Letteratura tedesca all’Università di Bari) e Fabrizio (cardiochirurgo a Modena), delle nuore Francesca ed Elisa; per Matteo, poi, e per gli altri che verranno, vorrei essere un bel ricordo senza lacrime, fatto di risate e giochi come per Maurizio e Fabrizio il loro nonno Pierino. Evviva i buoni sentimenti!

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