I libri che ho pubblicato

I libri che ho pubblicato


Vilipendio di cadavere

La Dc barese nei giorni del ‘dopo Moro’

‘Per un profilo di Aldo Moro”
Colloquio con Giuseppe Vacca
Edizioni dal Sud - 1981

Chi non è di Bari forse non sa cosa è accaduto nel “feudo” di Aldo Moro già durante i giorni del suo sequestro e all’indomani del macabro rinvenimento in di via Castani. Un drammatico e violento rimescolamento che non ha risparmiato alcuno dei centri del potere moroteo: segreteria provinciale, movimento giovanile, esecutivo regionale, amministrazione comunale, “Gazzetta del Mezzogiorno”. Una cronaca dura e impietosa su vicende che aiutano a capire la gestione del potere in provincia, in una provincia che non ha voce, che spesso non fa storia. Nella seconda parte di questo lavoro, una incisiva intervista al filosofo comunista Giuseppe Vacca che traccia un profilo di Moro nei suoi trent’anni di attività politica che sono tanta parte della storia italiana.


PUGLIA PIU’

Nonostante tutto una regione che cresce

Edizioni dal Sud – 1982

E’ trascorso da allora un quarto di secolo, erano gli anni in cui si parlava di “Puglia, la California del Sud”, ma il tempo ha solo in parte confermato quell’ambizione. I protagonisti del tempo, a rileggerli oggi, appaiono in una luce diversa, per tante ragioni: nella migliore delle ipotesi per essersi lasciati trasportare da un ottimismo non del tutto disinteressato, quando non travolti dagli avvenimenti di questi decenni. Una fotografia sull’economia di quegli anni, arricchita dal ventaglio di proposte dell’allora ministro Claudio Signorile.


Quali mani per la città

Il recupero-riuso di villa Romanazzi Carducci

Editori Laterza - 1986

Si sentiva ancora l’eco del film di Francesco Rosi “Le mani sulla città” ovvero il saccheggio urbanistico di Napoli preso ad emblema di quanto andava accadendo nell’intero Paese, ecco allora che un recupero e non il solito abbattimento per scaricare tonnellate di cemento diviene a Bari significativo di una svolta, auspice Enrico Dalfino che di lì a qualche anno sarà eletto sindaco di Bari per portare avanti le sue idee, la sua visione, ma quella stagione durò poco, molto poco. Il recupero e riuso di villa Romanazzi Carducci rimane con la sua bellezza testimonianza del gestire per il bene della città.


Bari ‘900

Editori Laterza - 1987

Qual è la Bari moderna? Forse la bari del Novecento, la bari commerciale. Sicuramente quella parte della città che si è consolidata rispondendo alle esigenze di chi la vive secondo schemi giunti sostanzialmente immutati e validi sino a noi. Praticati pur se non funzionali quanto necessario. Il quartiere murattiano, appunto.” Parte con quella domanda e l’avvio di una possibile risposta il lavoro sulla Bari del Novecento che si avvale della collaborazione dell’economista Franco Botta, del giornalista Antonio Rossano e del compianto Salvatore Distaso, le foto di Angelo Saponara e la grafica di Mauro Castellani. Uno dei primi lavori sulla storia, la cultura, l’architettura di bari del Novecento: memorie e immagini finalmente sottratte all’anonimato della vita quotidiana.


Sui mari di Levante

Quali progetti per la costa pugliese

Editori Laterza - 1987

Il lavoro si sviluppa sulle possibili risposte da dare alla domanda “E’ possibile evitare altro scempio?” circa il futuro degli 800 chilometri di costa pugliese? Certo – si ipotizza – mano a mano che si fa consapevole l’urgenza di fissare regole precise per combattere e prevenire il degrado, ma soprattutto per combattere e prevenire ulteriori forme di abuso, risulta sempre più difficile la riproposizione di vecchi metodi. Nasce così questo volume: voler individuare, attraverso uno studio dell’esistente e quindi delle esperienze fin qui acquisite, le forme più utili per preservare la costa senza per questo condannare all’immobilismo le intraprese economiche, le crescite sociali, il diffondersi di nuove o più ricche esigenze.


Bari Mundial

Editrice Delphos - 1990

In occasione dei Mondiali di calcio del 1990, si pubblica un volume che illustra il capoluogo pugliese: “Come vedo i baresi” (Raffaele Nigro), “Dalla Basilica alla Metropoli” (Enrico Dalfino), “4.000 anni di storia” (Antonio Melchiorre), “E’ già nata tre volte” (Antonio Rossano), “Realtà privilegiata” (Franco Botta), “Non è più profondo Sud” (Annamaria Rivera), “Cultura della tavola” (Michele Vitagliano), “Come Castel del Monte” (Antonello Valentini), “Sembrava un sogno” (Amedeo Vitone). Immagini di Michele Carbone, grafica di Gianna Crucci. I testi vengono proposti oltre che in italiano, anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo.


Informare o dire la verità?

Laterza Edizioni della Libreria - 2000

Una provocazione – informare o dire la verità – per sottolineare come anche in assenza di scelte dolosamente maliziose, l’informazione si presti per sua natura a distorcere la realtà. In questo lavoro, i caratteri di una professione tra le più note, ma fra le meno conosciute nella sua intima essenza dal grande pubblico che pure non di rado me subisce le conseguenze; riflessioni dirette soprattutto agli addetti vengono dalle interviste a Franco Cassano, Giuseppe Giulietti, Marcello veneziani, Vincenzo Vita. Sulla relatività della notizia, l’Autore invita a riflettere ricordando che la caduta dell’Impero romano d’Occidente non è mai stata una notizia, ma di sicuro è un capitolo eterno della Storia. Con Edgard Morin osserva che “si possono manipolare immagini vere per produrre qualcosa di falso”.


Il generale Bellomo

Liberò Bari dai tedeschi, fu fucilato dagli inglesi

Palomar - 2004

Il 9 settembre 1943 Bari fu occupata dalle truppe naziste che dal Salento stavano risalendo la penisola col compito di distruggere quanto più possibile e lasciarsi dietro terra bruciata. Nel capoluogo pugliese, dopo aver tentato di occupare gli uffici centrali della Posta, si asserragliarono nel Porto e presero ad affondare mezzi e ad abbattere strutture. Nonostante l’ambiguirtà del proclama di Badoglio che, nel comunicare l’avvenuta firma dell’armistizio, non forniva direttive specifiche sull’atteggiamento da assumere nei confronti dei tedeschi, il generale Nicola Bellomo, comandante del Presidio militare, non ebbe un attimo di esitazione nell’organizzare quello che può essere senza alcun dubbio essere definito il primo episodio di Resistenza. Bellomo nel suo rapporto denunciò le tante fughe e vigliaccherie degli alti comandi, ma la vendetta lo colpì strappandogli di dosso le vesti di liberatore di Bari per sostituirle con quelle di “criminale di guerra”. Un processo avviato e gestito dal tribunale militare inglese su un controverso episodio ai danni due prigionieri dell’esercito britannico, si concluse con la condanna a morte per fucilazione, una sentenza sicuramente scritta altrove e zelantemente inflitta.


La fame violenta

Il linciaggio delle sorelle Porro

Palomar - 2005

Per i contadini di Terra di Bari la guerra non termina il 25 aprile del 1945, ma continuerà per molti mesi. I nemici ancora da combattere sono la disoccupazione e la fame, armi letali per quegli agrari che si rifiutano di contribuire al processo di ricostruzione, acuendo fino all’estremo un conflitto di classe che il fascismo aveva messo a tacere con la violenza dei mazzieri e dei loro capibanda. Sullo sfondo una cultura che opersino nelle sentenze adotta con disinvoltura il termine di “plebe” per i derelitti di un popolo nel cui nome peraltro si prendono le decisioni come vuole la neonata democrazia. Incidenti e lutti sono l’esito di questa polveriera sociale; tornano in campo i carri armati per tentare di ripristinare l’ordine; non sempre si è in grado di schierare la forza pubblica in numero adeguato perché non tutti gli uomini sono forniti di calzature; dal Governo si esige la dovuta energia percjhè non siano gli Alleati a intervenire colpendo a morte una sovranità già fortemente limitata. I “moti” di Andria del marzo del ’46 sono il momento più drammatico di questa tragedia con il linciaggio di due sorelle, Luisa e Carolina Porro, proprietarie terriere, trucidate da una folla inferocita e resa disumana dall’ennesima provocazione, i colpi di fucile esplosi da ignoti agrari o loro prezzolati mentre in piazza si attende Giuseppe Di Vittorio, leader carismatico. Ristabilita la calma, si conteranno otto vittime. Nell’estate del ’48 il processo che non avrà fra gli imputati neppure un agrario, ma solo “plebei”. Si è all’indomani del 18 aprile e la Corte d’assise di Trani sarà lo specchio fedele di quello scontro.


Bari brucia

Besa - 2008

Tutto comincia col titolo di un giornale: “Due cadaveri con due pallottole in fronte trovati sotto un metro di terra in contrada Femminamorta…” Basile e Balenzano, due esponenti della Polizia di Stato, iniziano la loro indagine su un caso che sembra presentarsi come la solita resa di conti fra clan malavitosi. Un giornalista, Marvulli, segue la vicenda presagendo sviluppi clamorosi. Due piemme, Solimando e Casentino, finiscono per indagare insieme su alcune storie, compreso un rapimento finito con la morte della vittima ed il tentativo di speculazione di un suo congiunto, che alle lunghe si intrecciano in un’unica scia di sangue. Dietro a tutto questo l’ombra di uno dei clan più feroci del capoluogo pugliese. Nel ricostruire i vari momenti, ci si impatta con altre questioni che vanno dallo sfruttamento degli immigrati, all’usura, al dramma dei senza fissa dimora, insomma le ombre di una città che non riesce a tenere sotto controllo la propria storia, alla fine abbagliata dalle fiamme del suo storico teatro. Una sorta di catarsi che finisce per avvolgere ogni cosa nel suo rogo, precludendo un futuro di riscatto.


Commenti

Caro Federico,
congratulazioni per la ampia produzione letteraria. Vorrei avere una copia di “Bari ‘900″ per leggerla avidamente: la chiederò alla libreria Laterza. Ho letto recentemente il tuo thriller “Bari brucia” che mi ha costretto sulla poltrona per lungo tempo.
cari saluti
Antonio

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